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Bond ed azioni a confronto, la fase divergente non sembra ancora terminata

Escrito 29/nov/1999 Por en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

Il mese di agosto ha ribadito, almeno fino a questo momento, una verità che i mercati finanziari avevano, loro malgrado, già imparato nella prima parte dell’anno: se c’è un trend rialzista ben definito sul quale scommettere è quello dei bond e non certo quello delle azioni. Uno sguardo al grafico del future sul T-Bond Usa mette in evidenza la creazione di una figura a doppio minimo tra il giugno 2009 e l’aprile 2010, figura completata con il superamento a maggio della resistenza a 123,35 (quotazioni convertite in forma decimale e arrotondate al prossimo 1/100 di punto), seguita da una evidente accelerazione al rialzo che ha permesso ai prezzi di avvicinare i massimi storici di fine 2008 toccati a quota 141,70 circa.

Al tempo stesso il grafico dell’indice S&P500, dopo aver messo a segno un rialzo esteso tra il marzo 2009 e l’aprile 2010, rialzo che tuttavia non è riuscito a superare la quota critica nella serie di Fibonacci del 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007, ha invertito la rotta, scendendo sotto la media mobile a 200 sedute. I due mercati, quello azionario e quello obbligazionario si stanno muovendo in direzione opposta, cosa del resto non sorprendente dal momento che questo andamento divergente è stato una costante negli ultimi tre anni, e la violenta accelerazione messa a segno dal prezzo del T-Bond non può non essere quindi un cattivo presagio per l’andamento delle azioni.

In considerazione delle similitudini di comportamento tra i due grafici è infatti lecito temere che l’impennata del prezzo dei trentennali Usa anticipi una altrettanto violenta discesa delle azioni. I motivi alla base di questo mutamento di sentiment? I mercati ritengono probabili nuove misure di stimolo monetario sia negli Usa sia in Giappone (il piano di re-investimento dei bond in scadenza nei propri portafogli elaborato dalla Federal Reserve potrebbe valere circa 300 miliardi di dollari nei prossimi 12 mesi mentre la La BoJ ha deciso di incrementare il fondo che garantisce liquidità al tasso dello 0,1% e di portare la disponibilità a 30.000 miliardi di yen), un cambiamento che riflette un peggioramento nella percezione della evoluzione della ripresa economica post crisi che ha innescato una fase di rinnovata avversione al rischio.

In altre parole gli investitori continuano a considerare l’obbligazionario Usa, ma anche quello tedesco, un porto dove ormeggiare le proprie risorse al sicuro dai timori di un rallentamento dell’economia. Negli ultimi tempi sono stati infatti molti i dati economici americani, relativi al mercato del lavoro, al comparto manifatturiero ed a quello immobiliare, che hanno confermato una economia in fase di rallentamento e che hanno spinto gli investitori a rifugiarsi in strumenti ritenuti meno rischiosi e più liquidi, come appunto i titoli di stato americani a lunga scadenza.

Bond ed azioni a confronto, la fase divergente non sembra ancora terminata é stato pubblicato su finanzablog alle 00:00 di martedì 30 novembre 1999.


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