Dall’Irlanda alla Grecia guai d’Europa, ma la Germania tira dritto
Escrito 29/nov/1999 Por riva en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

Anche durante questo incerto agosto le pressioni finanziarie sull’Europa periferica non cessano, anzi. Dopo fragili trimestrali statunitensi e il rallentamento della ripresa Usa confermato dalle fosche parole di Ben Bernanke che pensa che la crisi durerà e che la Fed continuerà a sostenere i buoni del Tesoro Usa, è arrivata la crisi della domanda interna cinese e dunque si è tornati al Vecchio Continente. L’intervento in favore dell’irlandese Allied Irish Bank ha proiettato fosche ombre sulla tenuta del sistema finanziario europeo e sulla cedibilità degli stress test Ue che avevano promosso questa banca.
In realtà va evidenziato che era già noto che il gruppo irlandese dovesse procedere a ricapitalizzazioni e che negli stessi risultati degli stress test condotti dal Cebs su stretta coordinazione con la Bce si legge che una serie di interventi avrebbero dovuto ricapitalizzare la banca a breve.
D’altra parte il successo delle aste dei titoli sovrani d’Irlanda e di Spagna ha cancellato rapidamente questi timori ottenendo anzi un calo dei rendimenti di questi bond. Stessa cosa si è vista sul decennale del Bund con forti richieste sulle scadenze lunghe, anche se qualcuno potrebbe tornare al discorso dell’Europa a due velocità e della locomotiva tedesca che impone dei distinguo.
Queste incertezze sono state rapidamente accompagnate da un rapido revival della crisi greca incoraggiato in ordine dall’ultimo report di Fitch sulle assicurazioni europee e da due articoli tedeschi di straordinaria tempistica su Der Spiegel e su Die Bild.
Nel primo caso l’agenzia di rating internazionale ha proceduto a testare le maggiori compagnie assicurative europee cercando di capire che effetti avrebbero subito da un eventuale default di Atene: le assicurazioni hanno in portafoglio buona parte del debito sovrano Ue e si tratta di capire cosa succederebbe in caso di recrudescenza della crisi in corso. Ipotizzare però il default della Grecia significa avanzare un’ipotesi che la Bce aveva bocciato implicitamente con l’esclusione dello scenario del fallimento di uno stato europeo dalle proiezioni dei suoi stress test sulle banche. Legittimo quanto sibillino, visto che appena due settimane fa una missione di Commissione Europea, Bce ed Fmi aveva ricordato i sostegni da 80 miliardi varati da membri Ue e da 30 miliardi da parte del Fondo monetario internazionale.
Certo lo stesso stress test condotto sulle banche europee ha indicato le debolezze della banca pubblica greca Ate Bank, ma gli inviati europei e dell’Fmi hanno anche sottolinea i grandi progressi compiuti nelle riforme strutturale dell’economia greca. I tagli avviati rischiano di comprimere forse troppo la domanda e i consumi greci che coprono, come negli Stati Uniti, il 70% circa del Pil.
Lo scorso 5 agosto la missione europea evidenziava che la Grecia non è ancora in grado di fare un autonomo ricorso al mercato dei capitali se non per i titoli di stato di breve. A quella data i segnali di crescente fiducia nel ripagamento del debito di Atene sono però già contraddetti dalla dinamica degli spread dei cds che garantiscono contro un eventuale default della Repubblica Ellenica. Il 3 agosto i cds greci erano a 708 punti base dal benchmrk tedesco, il 5 salivano a 747 e ieri erano già a 826 bp. Oggi si è appreso che la Commissione Ue ha approvato le manovre di rientro da deficit di Atene e prevede l’erogazione della seconda tranche di aiuti da 9 miliardi di euro che dovrebbe essere versata a settembre. Inutile negare comunque che la distanza già abissale fra Grecia e Germania, almeno nel sentiment di mercato, continua a crescere e si è già troppo allargata dai 250 punti base del 7 gennaio scorso: in questo strappo s’inseriscono le stesse prospettive dell’euro e dell’Unione europea.
Si è però innestato anche un perverso gioco che rischia di danneggiare tutte le prospettive comunitarie: i dubbi sulla tenuta dell’Eurozona hanno indebolito l’euro e rilanciato le esportazioni della Germania più di quelle di altri paesi. Il successo tedesco in certi casi danneggia direttamente alcune economie correlate come quella ceca che, anche a causa dell’arresto degli incrementi nei salari tedeschi, fatica a competere con la produzione made in Germany. Lo evidenzia un interessante articolo di Benjamin Cunningham sul The Prague Post che non esita a definire la Germania, più che la locomotiva d’Europa una “scocciatura”. D’altra parte la bilancia commerciale tedesca è in avanzo per 77 miliardi di dollari di cui il 60% collegati a esportazioni verso paesi europei. Gli effetti si vedono anche sul Bund, il decennale tedesco che va a ruba con correlato abbassamento dei rendimenti e segnali di fiducia nel panzer guidato dalla Merkel. L’innalzamento odierno delle stime sulla crescita del Pil teutonica nel 2010 calcolata dalla Bundesbank confermano il momento d’oro di Berlino.
La forbice con l’Europa periferica e in particolare con la Grecia rischia però di castrare l’Europa intera. La soluzione non può certo essere cercata in un rallentamento della Germania, ma deve essere trovata in un qualche sistema di compensazione di storture che rischiano di danneggiare tutti, Germania compresa. Certo il calo drammatico dei consumi greci a seguito della sforbiciata sui salari pubblici e sulle spese di Atene rischia di essere insostenibile, ma non fa che rappresentare una istanza che in varia maniera ricalca analoghi problemi dettati dalla disoccupazione negli Stati Uniti e in molti paesi d’Europa. Come ha scritto qualche giorno fa Krugman: questo è un problema che non può essere cancellato dall’agenda politica più immediata di Washington o di Bruxelles. E’ un po’ come dire che latitano le politiche di sviluppo. Un’alternativa è urgente in Italia come altrove, un altro posticipo potrebbe ancora mettere in crisi la stessa Unione Europea.
Dall'Irlanda alla Grecia guai d'Europa, ma la Germania tira dritto é stato pubblicato su finanzablog alle 00:00 di martedì 30 novembre 1999.
