Mercati azionari in affanno, la Fed cambia politica. Riuscira’ Bernanke ad evitare il peggio?
Escrito 29/nov/1999 Por AleOne en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |
Dopo aver viaggiato con decisione al rialzo nel corso del mese di luglio (il migliore risultato da un anno a questa parte per quelle Usa) le borse hanno invertito improvvisamente senso di marcia. Purtroppo, a ben guardare, questo avvitamento è stato causato da motivazioni molto serie, che potrebbero continuare a fare sentire il proprio effetto ancora per molto tempo. Incredibilmente tra le cause principali della caduta ci sono da annoverare le dichiarazioni del presidente della banca centrale Usa sulle condizioni dell’economia globale e su quella statunitense in particolare. Alla fine del mese di luglio il numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke dichiarava di essere pronto ad adottare misure per stimolare ulteriormente l’economia se la crescita fosse risultata più debole di quanto previsto.
All’inizio del mese di agosto poi Bernanke ha iniziato a mandare segnali ai mercati dicendo che c’è ancora molta strada da fare per la piena ripresa dell’economia, segnali che volevano preparare il terreno per le dichiarazioni accompagnatorie della periodica riunione di politica monetaria, il Fomc, tramite le quali la banca centrale ha rivelato la propria valutazione dello stato delle cose: la fiducia sulla crescita si è ridimensionata e c’è nuovamente bisogno di nuovi stimoli per far ripartire l’economia. In altre parole la politica di allentamento quantitativo non si andrà ad esaurire, anzi la Fed tornerà ad acquistare titoli di stato a lungo termine, ed al contempo il livello dei tassi di interesse rimarrà eccezionalmente basso per un periodo prolungato.
Si tratta di un vero e proprio voltafaccia strategico, di una inversione ad u rispetto all’atteggiamento tenuto fino a poche settimane orsono, quando la banca centrale si interrogava su quale fosse la tempistica migliore per rientrare dalle politiche espansive ed evitare così il surriscaldamento dell’economia. In una newsletter pubblicata recentemente dalla Fed di San Francisco emerge nuovamente il timore che l’economia possa andare incontro ad un “double dip”, ovvero ad una nuova fase recessiva, e questo nonostante i dati macro disponibili attualmente dipingano uno scenario di espansione (ad esempio vendite al dettaglio in aumento così come la fiducia dei consumatori).
E’ evidente che tutti questi elementi combinati insieme sono stati una doccia fredda per i mercati: gli operatori avevano iniziato a scontare da alcuni mesi il termine della politica espansiva, avevano anzi iniziato a scommettere su quando la banca centrale americana avrebbe iniziato ad alzare i tassi di interesse, certi che la ripresa economica fosse non solo avviata ma anche destinata ad accelerare. Facendosi forti di queste convinzioni gli investitori avevano iniziato a dimostrare una minore avversione al rischio, atteggiamento che si era tradotto in una impennata dei listini azionari e delle commodities (il balzo del greggio oltre gli 80 dollari) ed in una vistosa rivalutazione dell’euro. Tutte queste dinamiche sono state bruscamente interrotte dalla presa di coscienza della situazione da parte della Fed.
Adesso il mercato dei future sui tassi di interesse scommette che la Fed li manterrà dove sono, vicino allo zero, fino alla fine del 2011. Se nemmeno la banca centrale americana crede che l’economia possa decollare, che senso ha quindi imbottirsi di azioni e vendere i bond? I movimenti iniziati prima di ferragosto non sono altro che l’inizio di un riposizionamento generalizzato su tutti i diversi strumenti finanziari. Un ulteriore indizio, come se ce ne fosse bisogno, che per il momento è meglio non dimostrarsi troppo entusiasti nei confronti della ripresa viene dall’amministrazione Usa, con il governo Obama che ha deciso di stanziare nuovi aiuti a sostegno del mercato immobiliare.
Sono infatti 3 i miliardi di dollari messi sul piatto per sostenere i proprietari di abitazioni al momento disoccupati o in situazioni di salute precaria ed ad un passo dal pignoramento della propria casa. Nel primo semestre del 2010 i pignoramenti sono cresciuti dell’8% (l’entità della cifra è sconcertante, 1,62 milioni), ed a meno di una decisa sterzata il settore immobiliare rischia di precipitare nuovamente in crisi, cosa assolutamente da evitare visto che è proprio da li che è partita l’ultima recessione.
E non sono soli gli Usa ad avere dei problemi. In Europa il capo della Bce ha dichiarato che la zona euro vedrà un secondo e un terzo trimestre migliori delle attese, tuttavia alcuni tra i dati di recente uscita non sembrano essere di buon auspicio per la realizzazione delle dichiarazioni di Trichet. Se da un lato infatti la Germania ha messo a segno una crescita del Pil nel secondo trimestre da record, il +2,2%, mai così alta dal 1987, dall’altro la produzione industriale della zona euro a giugno è risultata inferiore alle attese (-0,1%) mentre il Pil della Grecia, uno degli anelli deboli dell’unione, ha visto nel secondo trimestre una contrazione dell’1,5% e quello della Spagna, altro paese guardato a vista dagli operatori, è cresciuto solo dello 0,2%.
Mercati azionari in affanno, la Fed cambia politica. Riuscira' Bernanke ad evitare il peggio? é stato pubblicato su finanzablog alle 00:00 di martedì 30 novembre 1999.
