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Eni: scarsa domanda e margini in calo comprino gli utili

Escrito 29/oct/2009 Por en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

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L’ultimo trimestre di Eni è stato accolto dal mercato decisamente male. Il titolo cede in apertura circa 3 punti percentuali e sconta probabilmente il calo dell’utile netto a 1,24 miliardi (-57,8%) e dei ricavi della gestione caratteristica del 32% a 19,1 miliardi di euro. In realtà se si guarda alle variazioni trimestre su trimestre la società ha registrato un miglioramento generale in tutte le voci del conto economico. Luminosa eccezione l’andamento del più profittevole tra i settori di cui Eni si occupa ossia quello della Exploration and Production che scende, in termini di utili a 943 milioni di euro dal miliardo circa dello scorso trimestre (in un rapporto annuale invece l’utile della E&P è praticamente dimezzato).

Nella spiegazione data dal cane a sei zampe di questa performance si legge un po’ un riassunto dell’andamento generale del settore petrolifero mondiale nei tre mesi: caduta dei prezzi del petrolio e del gas, nonché dei margini di raffinazione, che poi sono il margine unitario che un raffinatore ottiene da ogni barile di greggio che compra e trasforma nei vari prodotti (dalla benzina, al gasolio all’etilene).

Per comprendere bene di che si parla di pensi che i margini di raffinazione medi europei (dati della stessa Eni) sono scesi dai 6,37 dollari del terzo trimestre 2008, ai 3,61 del secondo trimestre del 2009 ai 2,34 dello scorso 30 settembre. A questo fattore “industriale” se ne aggiunge uno non meno importante per così dire “congiunturale”.

La contrazione della domanda europea di gas e carburanti dovuta alla crisi generale dell’economia ha di fatto compresso il giro d’affari di un terzo rispetto a un anno fa e questo in un periodo in un settore capital intensive in cui gli investimenti comunque si devono fare per rimanere sul mercato. Per la fine dell’anno Eni prevede un livello produttivo invariato a 1,797 milioni di boe al giorno (un barile di olio equivalente è poco meno di 160 litri di petrolio o, fatta la dovuta conversione, circa 164,2 metri cubi di gas).

Insomma la produzione rimarrà stabile e gli investimenti sono stati per giunta posticipati parzialmente alla prima metà del prossimo anno. Complessivamente a fine esercizio gli investimenti tecnici dovrebbero scendere leggermente rispetto ai 14,56 miliardi di euro del 2008. In termini di aree geografiche la Nigeria pesa ancora sui conti dell’Eni che sembra dunque ben lontana da una soluzione per questa difficile situazione locale mentre il raggiungimento di livelli di regime in Congo, Stati Uniti, Egitto e Venezuela potrebbero già portare risultati positivi.

Sotto sorveglianza il leverage del gruppo che dovrebbe, anche se solo temporaneamente, superare lo 0,38 del 2008. Al riguardo va evidenziato anche che il debito del gruppo alla fine del terzo trimestre ammonta a 20,5 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di 49 miliardi.


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