Edison a tutto gas
Escrito 24/nov/2009 Por riva en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

Per quanto divisa appaia ogni giorno di più fra azionisti d’orientamento antitetico, Edison conferma negli ultimi mesi la propria attività ad ampio respiro su tutto il Mediterraneo (e oltre) e si dimostra un gruppo più che dinamico anche a livello commerciale.
Le ultime novità provengono da Galsi, il gasdotto da 8 miliardi di metri cubi all’anno di cui la società controllata da EdF e da un gruppo di azionisti italiani guidati da A2A controlla circa il 20,8% del capitale. La nuova pipeline rappresenta una grande occasione per la Regione Sardegna (che partecipa con una quota dell’11,6% al progetto tramite Sfirs) e per il gigante del gas algerino Sonatrach che è il maggiore azionista (e fornitore) con una quota nel progetto Galsi del 41,6%. In Galsi sono presenti anche Enel ed Hera, ma il ruolo di Edison è il secondo dopo quello degli algerini. Né si tratta dell’unico progetto infrastrutturale messo in piedi da Edison.
Basta spostarsi sull’Adriatico per vedere che Adriatic GNL, rigassificatore avviato ad agosto per la liquefazione del gas naturale che arriva in nave, è un progetto in cui la società di Foro Bonaparte gioca un ruolo di primo piano. Se infatti l’infrastruttura è al 45% della Qatar Petroleum e per un altro 45% della ExxonMobil e quindi la partecipazione di Edison è ridotta al 10%, va considerato che ben l’80% della capacità del terminale è riservato al gruppo milanese che quindi potrà contare su 8 dei 10 miliardi di metri cubi di gas che il terminale può ritrasformare in gas ogni anno.
Salendo ancora a Nord, ma senza perdere di vista il Mediterraneo, si giunge a un altro importante progetto nel settore del gas e delle infrastrutture annesse. L’Itgi è un tubo capace di trasportare tra Turchia ed Europa circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno giungendo a collegarci con il lontano Azerbajan. In questo progetto il tandem Edison-Depa ha un ruolo di primo piano che si estende anche all’Igb, ramo del tubo che passa dalla Bulgaria e sul quale l’Europa ha riconosciuto il diritto di esclusività degli operatori, ossia la possibilità per Edison e soci di non aprire a terzi la propria infrastruttura per 25 anni.
Ancora più Sud, in Egitto, il gruppo ha di recente ottenuto la concessione per il giacimento di Abu Qir che ha riserve per 70 miliardi di metri cubi di gas di cui il 40% di spettanza dell’italiana. Il progetto ha avuto il suo costo: Edison ha visto passare il proprio debito finanziario netto al termine dell’ultimo trimestre a 4,22 miliardi di euro (erano meno di 3 miliardi a fine 2008) proprio a causa del miliardo speso per la concessione egiziana. In contemporanea il gruppo ha infatti dovuto lanciare un aumento di capitale da 700 milioni di euro per riequilibrare i conti.
A conti fatti Edison si sta attrezzando per essere uno dei principali operatori del settore del gas d’Italia. Sicuramente la sete di gas di EdF avrà un suo peso e il lato francese del gruppo probabilmente fornirà clienti e progetti in abbondanza. Nel frattempo però il mercato italiano non passa in secondo piano. Di recente il gruppo Edison ha lanciato un’offerta Luce&Gas dopo aver fatto il proprio ingresso nel mercato retail dell’energia elettrica circa un anno fa. Di certo non appare un gruppo in cui i dissidi fra gli azionisti rallentano la crescita. Se poi si vuole ricordare che Edison e A2A sono allo stato delle cose due antagonisti che insistono sugli stessi mercati allora sicuramente sarà difficile essere contraddetti. Ma sulla gestione industriale sembra difficile accusare il gruppo di immobilismo.
