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S&P500, Eurostoxx50 e Ftse Mib, prospettive del grafico e titoli sui quali puntare

Escrito 22/feb/2010 Por en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

Nel caso dello S&P500, indice che sostiene sulle proprie spalle la responsabilità di rappresentare il meglio della borsa Usa, il supporto critico è posizionato in area 1035/40, dove si registra la coincidenza tra il primo dei ritracciamenti di Fibonacci, il 23,6%, relativi al rialzo dai minimi di marzo, ed il secondo, sempre della serie di Fibonacci, quindi il 38,2%, relativo alla sola porzione di rialzo vista dal minimo di luglio. A difendere la tenuta dell’uptrend dell’ultimo anno circa collabora anche da area 1025 la media mobile a 200 sedute.

Per il momento il segnale più preoccupante è rappresentato dalla violazione, avvenuta a metà gennaio, della linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo e passante per quelli di inizio novembre, messa alla prova più volte in qualità di supporto prima di venire tranciata. Nonostante questa prima avvisaglia l’evoluzione successiva del ribasso non ha superato ancora il punto di non ritorno. Sarebbero infatti solo discese al di sotto dei 1030/35 punti ad aprire la strada ad una nuova discesa orientata nella migliore delle ipotesi verso i 960/70 punti ma che potrebbe anche interessare area 900 prima di dichiararsi soddisfatta. A 905 infatti, in corrispondenza con il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo, si trova il gap rialzista lasciato dai prezzi il 15 luglio scorso, e si sa che molto spesso queste discontinuità nella serie storica esercitano un richiamo irresistibile sui prezzi.

A conti fatti, nel caso della borsa Usa, la flessione originata dai massimi di gennaio non ha prodotto ancora danni tali all’uptrend da sconsigliare l’ingresso sui livelli attuali. Le cose si metterebbero invece diversamente in caso di violazione della quota psicologica dei 1000 punti, riferimento violato il quale sarebbe forse opportuno fare un passo indietro e divenire semplici spettatori delle evoluzioni del mercato.

Più delicato il quadro grafico dell’Eurostoxx 50: i prezzi sono scesi infatti al di sotto del supporto dei 2690 punti, minimo di inizio novembre, violando successivamente anche la media mobile a 200 sedute, ora resistenza in area 2710. La discesa avviatasi con i massimi di gennaio ha già ritracciato con i recenti minimi di 2617 il 33% del rialzo disegnato dallo scorso marzo, un supporto che deve quindi essere rispettato per evitare un ulteriore aggravarsi della situazione. Al di sotto di quella soglia rimarrebbe infatti solo il sostegno dei 2550 punti, massimo di giugno e 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo, a proteggere l’indice da una rovinosa caduta. In caso di violazione anche dei 2550 punti il rischio di assistere a movimenti in area 2250, fin sui minimi dello scorso luglio, sarebbe infatti molto elevato.

Una considerazione che è possibile fare mettendo a confronto la situazione della borsa Usa e quella europea quindi è che in questo momento investire nell’azionario statunitense appare marginalmente più sicuro rispetto a quello denominato in euro. L’aspetto cambio, per quanto non trascurabile, sembra lavorare in questa fase in favore dell’investitore domestico che intervenga con acquisti negli Usa: il dollaro è inserito in una tendenza di rafforzamento sull’euro che potrebbe non mutare direzione ancora per qualche tempo. Ciò non significa che adottando uno stop loss ferreo in caso di discese al di sotto dei 2550 punti di Eurostoxx 50 non siano possibili acquisti anche di blue chip europee (le large cap hanno di norma un grado di correlazione con l’indice maggiore rispetto ai titoli dalla capitalizzazione più ridotta). C’è poi da sottolineare il fatto che le differenze di comportamento tra gli indice delle due aree sembrano imputabili più che altro ad una situazione di forza relativa cedente per l’Europa, e non ad una vera e propria indipendenza del listino europeo rispetto a quello Usa.

E’ difficile infatti immaginare una situazione dove lo S&P500 riprende a salire in modo deciso ed invece l’Eurostoxx 50 vira al ribasso. I destini dei due indici sono legati abbastanza strettamente, ed a meno di improbabili serie difficoltà dell’Unione Europea questa sincronia dovrebbe proseguire anche in futuro. Nondimeno nel caso dell’Eurostoxx potrebbe avere senso percorrere una strategia alternativa all’acquisto sulla debolezza ipotizzato per lo S&P500, ovvero in prossimità dei supporti critici. Per chi volesse operare sull’indice europeo sarebbe infatti possibile iniziare a considerare interessante l’ingresso su strumenti correlati ad esso solo al superamento dei 2850 punti, un primo segnale di ripresa che dovrebbe garantire, se non lo sviluppo di un trend rialzista di lungo periodo, almeno il ritorno sui massimi di inizio anno a 3050 circa.

Tra i titoli maggiormente correlati all’indice Eurostoxx 50, da seguire per tramutare in operatività le strategie ipotizzate, vi sono Bbva, Santander, Siemens, Vinci, Axa, Basf, Allianz, Lvmh ed E.On.

Del tutto simile all’andamento del benchmark europeo quello del nostro Ftse Mib: l’indice domestico delle blue chip ha ritracciato infatti con i minimi dell’8 febbraio a 20465 il 33% del rialzo dai minimi di marzo dopo essere sceso al di sotto della media mobile a 200 sedute, ora resistenza in area 21770.

A differenza dell’Eurostoxx, che può godere ancora di un margine, anche se modesto, prima di scendere al di sotto dei massimi della scorsa estate, ultima spiaggia per evitare un ulteriore pesante affondo ribassista, il Ftse Mib quei massimi li avrebbe invece già testati scendendo in area 20450. Se le quotazioni dovessero riportarsi al di sotto dei minimi di inizio febbraio il quadro grafico diverrebbe veramente molto fragile, potendo fare affidamento solo sul supporto a 19900, 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009, per evitare il peggio. Sotto area 19900 lo spettro di una discesa fino ad almeno area 17000 si farebbe vedere con insistenza.

Nel caso di strumenti che hanno come riferimento l’indice delle blue chip Ftse Mib, siano essi Etf o titoli azionari fortemente correlati (attualmente i 10 che seguono più da vicino le oscillazioni dell’indice sono, in ordine decrescente di indice di correlazione Intesa San Paolo, Autogrill, Atlantia, Generali, Mediolanum, Cir, Unicredit, Pirelli & C, Luxottica e Parmalat), sarebbe meglio quindi attendere un primo segnale di miglioramento della condizione grafica, che verrebbe inviato al di sopra dei 22500 punti, per intervenire.

Per coloro che fossero invece attratti dalle quotazioni attuali ed intendessero intervenire fin da subito il suggerimento è quello di posizionare uno stop loss al di sotto di area 19900 per evitare sgradite sorprese.


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