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Unicredit: le vere sfide sono in Italia

Escrito 09/jun/2010 Por en La Banca siempre gana extraido de: ORIGINAL | Comentarios desactivados |

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Cerca di riguadagnare terreno Unicredit. Il titolo che già ieri, in controtendenza a un mercato in ribasso, ha registrato un rialzo dell’1,79 per cento. In tarda mattinata l’azione incassa un altro punto percentuale di rialzo dopo aver testato un top a quota 1,64 euro. Il titolo insomma mostra qualche recupero dopo i recenti ribassi e potrebbe puntare nei prossimi giorni alle resistenze in zona 1,70 e 1,77 euro. L’estrema volatilità dei mercati azionari e in particolare del settore finanziario suggeriscono tuttavia prudenza, anche perché le previsioni per i prossimi mesi vedono grigio per gli istituti di credito e il quadro tecnico del titolo mostra ancora diverse criticità.

La profittabilità delle banche, con questi bassi tassi d’interesse, è destinata a rimanere per un po’ compressa. Lo ha ammesso lo stesso amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo qualche tempo fa. Il gruppo di Piazza Cordusio ha comunque una situazione tutta particolare per diversi motivi tutti riconducibili alle sue enormi dimensioni che la coinvolgono in numerosi e importanti dossier in tutta Italia e Oltreconfine.

Per quanto riguarda le debolezze ungheresi conviene subito sgomberare il campo a dubbi. L’Ungheria ospita 135 sportelli della divisione dell’Europa centro-orientale del gruppo e nel primo trimestre ha una raccolta di 4,12 miliardi e prestiti alla clientela per 3,9 miliardi di euro: si tratta dunque di attività interessanti, ma trascurabili a fronte di attivi complessivi del gruppo sono di quasi 950 miliardi di euro e la raccolta da clienti e titoli di circa 590 miliardi. Non è un caso che il titolo abbia risentito poco dell’allarme di Budapest. Nel resto dell’Europa dell’Est la presenza del gruppo è solida e pervasiva, ma va evidenziato che solo l’Ungheria ha un debito superiore al 60% del Pil nell’area.

Più preoccupante il calo generale non solo del margine di interesse di oltre 700 milioni (1Q 2010/1Q 2009) di euro al di sotto dei quattro miliardi a fronte della flessione più ridotta di Intesa Sanpaolo. Nello stesso periodo le commissioni nette sono cresciute a 2,1 miliardi di euro (quasi 300 milioni in più del dato del 31 marzo 2009). Dal trading la società ha realizzato 560 milioni di euro fra gennaio e marzo, tuttavia le incertezze dei mercati mettono a rischio un settore nel quale oltretutto il gruppo registra continui deflussi dalla controllata Pioneer. Nel primo trimestre la banca di Piazza Cordusio ha registrato anche una crescita delle rettifiche sui crediti e degli accantonamenti per garanzie e altri impegni a 1,79 miliardi di euro rispetto agli 1,65 miliardi della prima parte del 2009 (ma in calo sul dato dell’ultimo trimestre 2009).

Va comunque ricordato che Unicredit ha chiuso il primo trimestre con un utile da 520 milioni di euro in crescita del 16,5% sul corrispondente risultato del 2009. Qualche preoccupazione destano i 300 miliardi di euro di esposizioni fuori bilancio di cui scrive Il Sole 24 Ore a inizio mese: si tratta di circa un terzo degli attivi totali, anche se sarebbero per il 34% crediti solvibili e solo per il 4% crediti speculativi mentre il resto sarebbe valutato dalla stessa banca (si spera bene). I multipli di Unicredit appaiono inoltre non sempre così convenienti (pensiamo al rapporto prezzo/utili pari a 17,8 contro l’8,92 di Intesa calcolato sul bilancio 2009) anche se i recenti ribassi hanno portato qualche vantaggio in questo senso.

La solidità della banca pare indubbia con un core tier 1 sull’8,5% rafforzato anche dal recente aumento di capitale. Il riassetto organizzativo in corso potrebbe portare risparmi di costo a regime superiori ai 300 milioni di euro. La banca pare oggi ben posizionata sui vari mercati per cogliere le occasioni della ripresa, anche se le debolezze dell’economia reale non solo italiana e le nuove norme attese per il settore creditizio probabilmente impatteranno ancora sui risultati complessivi.

Unicredit: le vere sfide sono in Italia é stato pubblicato su finanzablog alle 15:58 di mercoledì 09 giugno 2010.


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